Un piccolo grande paese
La Repubblica Armena fra teatro, cultura e leggenda.

Posted on 11/10/04 No Comments

A gennaio, durante il nostro soggiorno in Iran, a Isfahan, fra meravigliose moschee e siti islamici abbiamo visitato la cattedrale di Vank, una meravigliosa chiesa cristiana armena con affreschi dai soggetti molto forti dedicati ai martiri della cristianità, edificata intorno al 1600. Accanto un museo della storia armena, relativo alla cultura, alla religione armena e al genocidio ci avevano introdotto alla conoscenza di un piccolo grande paese. Non avremmo di certo pensato allora che neanche un anno dopo avremmo potuto visitare l’Armenia.

Nelle spettacolari montagne del Caucaso, punto d’incontro tra Russia, Persia e Turchia, tra foreste e laghi di smeraldo, questo piccolo paese di 30’000 kmq, rimasto per settant’anni nell’ombra dell’Unione Sovietica, Repubblica indipendente dal 1991, ha una storia molto ricca e travagliata.

La civiltà armena è fra le più antiche al mondo essendo contemporanea di quelle babilonesi, assira ed egiziana. Nel 301 d.C. l’Armenia ha adottato per prima il Cristianesimo come religione ufficiale. A partire dalla conversione ufficiale, la storia e i destini dell’Armenia risultano intimamente connessi con quelli del cristianesimo. Questa scelta e la posizione geografica di frontiera dell’Armenia sono state cause di molte persecuzioni e guerre. Il rito armeno costituisce uno dei cinque riti principali della chiesa orientale. La sua liturgia attualmente in uso risale sostanzialmente alla seconda metà del V secolo.

Dalla sua capitale, Yerevan, fondata nel 782 a.C., chiunque può godere della meravigliosa vista e dello splendore del monte Ararat posto nella vicina Turchia. È su questa vetta perennemente innevata e ghiacciata (5165 m) che l’Arca di Noè ha trovato rifugio dopo la Grande Alluvione.

Arriviamo alle prime luci dell’alba. Republic Square è un’immensa piazza deserta circolare sulla quale convergono edifici giganteschi dai colori rosati, la Galleria Nazionale, edifici del governo, alberghi e fontane.

La moderna Yerevan è per la maggior parte costruita in tufo, una pietra vulcanica rosata, una fra le attrazioni del paese. Ha una popolazione di 1,2 milioni di abitanti che rappresentano un terzo di tutta la popolazione, 3,5 milioni per il 98% di ceppo armeno.

Yerevan è anche il principale centro amministrativo e culturale e, nonostante i problemi economici, è una città piena di vita con mercati molto frequentati e marciapiedi pieni di venditori, numerosi caffè e parchi. È affascinante scoprire che in Armenia si possono visitare molti siti storici, monumenti e scoperte archeologiche, alcune di queste datate fino al 1/2000 a.C., molte ben conservate. Questa ricchezza comprende città sommerse, antichi osservatori, fortezze, templi e i primi monasteri cristiani scavati sui fianchi rocciosi delle colline. Grazie a questa immensa ricchezza culturale l’Armenia è considerata un libro aperto sulla storia dell’umanità.

Nel 405 il monaco ed erudito Mesrop Mashtots (361-440) inventò l’alfabeto armeno composto da 36 lettere. Fino ad oggi questo sistema di scrittura è in uso senza cambiamenti di rilievo.

L’armeno fa parte del ceppo delle lingue indoeuropee e costituisce un gruppo a sé. La lingua come la cultura sono state salvate e sono sopravvissute al genocidio.

Si tratta del primo genocidio del XX secolo perpetrato, dall’allora governo turco a danno di un popolo fortemente legato al perdono evangelico. Tra la fine del IX secolo e il 1920 perirono più di un milione e mezzo di armeni, un massacro passato sotto l’indifferenza delle grandi nazioni.

„Il grande Male – Metz Yeghern“ termine con il quale gli armeni chiamano il genocidio, è stato la causa della  formazione di una vasta diaspora armena in tutto il mondo. Dei circa 9-10 milioni di armeni nel mondo 3.500 vivono in  Armenia, 2000 – 2500 in Russia e dai 4000 – 4500 nella diaspora.

Nella capitale è stato organizzato il secondo festival internazionale di teatro „High Fest“ dal 2 al 9 di ottobre.

In Armenia la tradizione teatrale ha una lunga storia. Il primo anfiteatro fu creato nell’antica città di Artashat nel 100 a.C. Vengono fatte numerose menzioni riguardanti il teatro in molti manoscritti antichi e medievali.

„High“ in lingua armena significa „armeno“, quindi un doppio significato al titolo del festival „High Fest“, i cui scopi sono molteplici. Esiste la necessità di portare a Yerevan le migliori e più innovative produzioni di teatro internazionali che coprano svariati stili e generi per creare un confronto e stimolare nuovi spunti. Promuovere cooperazioni regionali e internazionali nonché offrire a promotori culturali di altri paesi una vetrina del panorama teatrale armeno. Il Festival viene sostenuto in gran parte dal Primo Ministro della Repubblica Armena e viene organizzato dall’Unione degli Attori Armeni, Sticting Caucasus Foundation e „Alfael“ Producing Centre.

Quest’anno le produzioni locali erano 20 provenienti da tutta l’Armenia, con contenuti molto variati, dalla messa in scena di opere classiche a quelle contemporanee di autori autoctoni fino alla scomparsa autrice inglese Sarah Kane con la sua „Psycosis 4:48“.

Un festival interessante per le proposte molto dissimili per stili e contenuti e per la presenza di paesi distanti geograficamente e per cultura. Il fatto di trovarsi in posizione strategica, fra Occidente e Oriente, permette agli organizzatori di potersi rivolgere a altri festival interessanti che non ai soliti canali a cui siamo abituati noi per trovare proposte inusuali. E questo fatto è indubbiamente un punto a favore della potenzialità che questo festival potrà ottenere anche in futuro.

Più di 150 partecipanti provenienti da 18 paesi Gran Bretagna, Olanda, Kazakistan, Russia, Svezia, Serbia e Montenegro, Repubblica Ceca, Francia, Georgia, Romania, Germania, Israele, Spagna, Corea e Svizzera.

La nostra esperienza con „HA!HAmlet“ è stata molto positiva. Abbiamo recitato in un teatro gremito di 300 persone e il contatto con il pubblico fin dalle prime battute era sorprendente. Per consolidare un contatto più diretto abbiamo utilizzato parole e frasi in armeno, un approccio  e un tributo a una lingua molto bella e rara.

Siamo ripartiti all’alba, dopo lo spettacolo, con ancora nella pelle la vicinanza di quel pubblico grato e generoso, siamo scivolati via nella notte quasi in punta di piedi lanciando alla città addormentata un arrivederci perché la speranza è di poter ritornare con più tempo per stringere contatti con la gente e per visitare quello che si è rivelato nella sostanza un piccolo ma grande paese.

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