Novosibirsk – Nel centro della russia

Posted on 05/15/05 No Comments

Transiberiana, un nome che evoca territori infiniti, luoghi discosti, viaggi remoti.

Un mostro d’acciaio che collega Europa e Asia, Occidente e Oriente.

La mitica Transiberiana è la ferrovia più estesa del  mondo che si dipana per diecimila km da Mosca fino a Vladivostok. La ferrovia, costruita nel secolo scorso, attraversa otto fusi orari e le principali città dislocate lungo la tratta: Mosca, Yekaterinburg, Novosibirsk, Krasnoyarsk, Irkutsk,  Khabarovsk, Vladivostok. La costruzione della  Transiberiana cominciò nel secolo scorso sotto il  patrocinio dello zar russo Alessandro III. E con la ferrovia la piccola città di Novonikolaevsk, fondata nel 1883, diventò un grande centro della Siberia, con il nome di Novosibirsk (Nuova Siberia), in seguito alla costruzione del ponte che premetteva alla Transiberiana di oltrepassare il fiume Ob. E lì nel cuore della Russia e‘ situata geograficamente: 2.812 km da Mosca e 3.714 km da Vladivostok. Il milione e mezzo di cittadini che oggi popola la città‘, terza per densità dopo Mosca e San Pietroburgo, ha creato le basi per lo sviluppo e lo sfruttamento sia delle risorse tecnologiche e industriali, sia di quelle accademiche e culturali della Siberia.

E un viaggio in Siberia alle nostre latitudini fa subito scattare immagini apocalittiche di freddo, ghiaccio, assideramento dovuto al rigore invernale che può toccare 40 gradi sotto zero. Dopo un’avventura a Mosca per il cambio di aereoporto prendendo al volo un bus di linea con tutti i nostri bagagli ingombranti contenenti l’occorrente per lo spettacolo Ha!Hamlet, mentre i pacifici moscoviti a turno si prendevano cura di noi per farci scendere alla fermata giusta, sbarchiamo infagottati con sciarpe, cuffie, guanti, scarponi imbottiti con suola antiscivolo a Novosibirsk per partecipare al festival internazionale di teatro „Sibaltera“, organizzato da teatri indipendenti. Questo festival è un esempio della vitalità con cui la gente cerca di uscire dall’abbandono culturale di una regione remota della grande Russia per costruirsi un’identità. Attraverso quindi strade alternative alle istituzioni ufficiali gli organizzatori promuovono un interessante scambio culturale che da una parte riavvicina gruppi provenienti da tutta la Russia e dall’altra stimola il confronto con gruppi teatrali provenienti da paesi d’Occidente e d’Oriente.

Ludmilla, la nostra guida, si scusa per l’inverno estremamente mite che ci accoglie, soltanto un paio di gradi sottozero, rispetto alle temperature glaciali abituali.

Imbacuccata con più strati e con le movenze di un pinguino devo sorridere nel vedere le ragazze siberiane zigzagare con sicurezza su vertiginosi tacchi a spillo di stivaletti alla moda europea, senza per nulla preoccuparsi del ghiaccio. Il programma è fitto e la città scorre veloce sotto i nostri occhi. La grande piazza Lenin, con statue mastodontiche  di lavoratori affiancate  allo stesso Lenin troneggiano sul traffico caotico e davanti al monumentale teatro dell’Opera e Balletto, considerato uno dei più grandi al mondo.

A nulla sono servite le nostre insistenze fatte di poche parole in russo e molta pantomima per cercare di farci mostrare il palco e la sala, attualmente in ristrutturazione. Dopo l’alternarsi di vari funzionari burocrati all’entrata posteriore degli artisti abbiamo dovuto capitolare davanti al categorico NIET di un signore-sovraintendente-incravattato dal cipiglio severo. Sospirando ci siamo limitati a camminare lungo gli invalicabili muri esterni, la cui conformazione architettonica lascia intuire la grandiosità del teatro. In questa monumentale costruzione, durante la guerra, vennero sistemate e depositate tutte le grandi opere pittoriche e i tesori che da Mosca e Leningrado vennero dislocati qui per paura dell’avanzata dei tedeschi.

L’importante Pinacoteca in città possiede una ricca  collezione di icone che appartengono alla scuola della  pittura moscovita e siberiana, opere di pittori contemporanei ed una serie di 60 tele del pittore russo  Nikolaj Rerikh.

La stazione ferroviaria, edificio imponente di inizio secolo, ristrutturata da poco, è un gioiello di bellezza e particolari dei tempi andati. Sportelli in legno, ampie sale per l’attesa dai pavimenti lustri e luccicanti, scritte in cirillico e in latino per le destinazioni esotiche che scorrono sul grande cartellone ed è un viavai di viaggiatori multicolori e dai tratti etnici differenti che appaiono e spariscono nelle scale del sottosuolo che conducono ai binari. E’ incredibile pensare che la distesa di case a perdita d’occhio lì fuori sia il frutto della posizione strategica di questa fermata della ferrovia da cui è scaturito il benessere della città.

La vita notturna alla quale veniamo introdotti ha il sapore del proibito. Locali nascosti, senza insegna, cantine o appartamenti rifatti ai quali si accede conoscendo la gente del luogo, una sorta di locale privato che da turista non si riuscirebbe mai ad individuare. Così il Tube, creato da un russo di San Pietroburgo che per lungo tempo è stato aperto senza alcuna licenza o il Truba Jazz Club dove si incontra la scena artistica della città. La cena di addio ci viene offerta in un appartamento privato che funge da ritrovo, situato al terzo piano in un quartiere di abitazioni. Sediamo in gruppo con altri teatranti nella casa di quelle stesse persone che cucinano e servono il cibo, bibite e l’immancabile vodka, quasi fossimo parenti alla lontana capitati lì per caso.

Abbandoniamo la grande Novosibirsk che ancora ci offre un’ultima inaspettata curiosità quale saluto d’addio. Nella metropoli, schiacciata fra ristoranti, traffico e negozi, caseggiati imponenti, nel bel mezzo della strada, simile a uno spartitraffico, si erge la minuscola chiesina di San Nicola con la cupola dorata, costruita e sopravvissuta a monito divino in quel punto che è per definizione il centro esatto dell’immensa Russia.

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