Mosaico persiano

Posted on 02/11/02 No Comments

L’invito alla Markus Zohner Theater Compagnie per presentare Ha!Hamlet al Festival Internazionale di Teatro Fadjr a Teheran. In dieci giorni nella capitale iraniana vengono concentrati 86 spettacoli internazionali e iraniani che si alternano in diverse teatri. Condizioni inderogabili per la partecipazione dettate dalla legge islamica: durante tutta la rappresentazione non dobbiamo avere alcun contatto fisico, dobbiamo coprire tutte le parti del corpo escluso il volto e le mani, le donne devono coprire la testa e nascondere i capelli. Risoluti abbiamo accettato. Preparativi e prove prima della partenza, accorgimenti per i costumi, visum, vaccinazioni e poi tante informazioni.

La notte scorsa ho sognato che gli angeli stavano fuori della

Porta della taverna, e bussavano  invano e piangevano;

Una donna in Iran deve seguire i dettami del Corano. Non deve allungare la mano per salutare poiché è vietato il contatto fisico fra i due sessi, deve evitare vestiti attillati, deve coprire completamente il capo e il corpo, non deve sedersi di fianco a un uomo che non sia uno stretto parente, deve salire sull’autobus dalla parte posteriore destinata alle donne, non deve scambiare effusioni in pubblico neppure con il marito, non ci si deve tener per mano, nelle sale da tè deve sedersi nella parte destinata alle donne.

Teheran, capitale moderna dell’Iran, è una metropoli di quasi otto milioni di abitanti, è perennemente avvolta da una nuvola di smog. Il traffico caotico, ma moderato nella velocità, è una belva sinuosa che ti assale da tutte le parti, perfino sui marciapiedi o contromano. La lingua persiana farsi è una melodia dolce e armoniosa che incanta. Tè, zafferano, limoni secchi, petali di rose, fichi, pistacchi, spezie variopinte si succedono a tappeti persiani, stoffe, lampade bronzate, oro, vasellame, piastrelle, oggetti d’uso quotidiano su un percorso labirintico di sei chilometri. Una varietà di etnie provenienti da tutto il paese si mischiano nella città e si rimane affascinati da donne moderne con foulard di foggia occidentale affiancate a donne vestite con il tradizionale chador.

Si è ammantata di neve per sfidarci. Il volo viene cancellato. Non ci arrendiamo. Dopo  sei ore di viaggio su strada, fra pioggia e neve, profaniamo il suo candore. Vedi Isfahan e poi muori. L’antica capitale del terzo impero persiano sotto l’egemonia della dinastia safavide, è un tributo di bellezza architettonica e un susseguirsi di palazzi e moschee che tolgono il fiato e vanno oltre ogni immaginazione da mille e una notte. Le figure geometriche in tonalità azzurre delle piastrelle che ricoprono le moschee stordiscono, le cupole fanno girare la testa, gli echi si propagano e la vastità e sontuosità dei luoghi accarezza l’anima.

Le sale da tè ospitano con discrezione in una sala coppie di giovani che qui si incontrano per parlare, guardarsi negli occhi, bere il tè e fumare la pipa ad acqua. Alcuni sfidano la polizia religiosa e si tengono per mano.

poi si rivestirono della creta  di Adamo e si addormentarono

L’Iran conta più di sessanta milioni di abitanti, di cui il 50% è composto di giovani al di sotto dei 18 anni. Le donne e le ragazze si truccano, indossano jeans sotto al chador, si ornano con foulard di varia foggia e colore, utilizzano l’internet come mezzo di comunicazione e informazione con il mondo, si mandano messaggi con i telefonini. Le donne si laureano e la soglia d’età per contrarre il matrimonio si è alzata notevolmente. I giovani hanno possibilità di studiare, ma la richiesta per frequentare l’università supera i posti disponibili. Vi è un altissimo grado di disoccupazione.

La censura obbliga i gruppi di teatro ad avere un supervisore che controlla che le attrici abbiano il capo coperto, che i componenti sulla scena siano vestiti in modo  appropriato e non si tocchino. Non si può prendere qualcuno per un braccio, stringersi la mano, abbracciarsi se non con appartenenti del proprio sesso. Ovviano a queste restrizioni con accorgimenti che aggirano i divieti. Sottolineano sulla scena un legame fra uomo e donna accarezzando il bracciolo della sedia anziché il braccio della collega.

Autori quali Ionesco e Pinter sono vietati e messi al bando. Eppure si delinea un’apertura con la rappresentazione per la prima volta dalla rivoluzione islamica di un autore iraniano che vive in esilio all’estero. Il governo progressista deve sottostare al potere religioso che emana le leggi. Il teatro deve tenere conto delle imposizioni e il più delle volte gli artisti si auto-censurano apposta per evitare che spettacoli non ricevano il permesso per essere presentati al pubblico.

Recitiamo Ha!Hamlet in tedesco, inglese, italiano con l’aggiunta di diverse parole in farsi. Non sappiamo come reagirà il pubblico. L’incognita è grande e la paura enorme. Proviamo e rivediamo molte scene per trovare soluzioni alternative a sfioramenti, contatti o strette di mano. Un copricapo in aggiunta all’abituale costume cerca di trattenere i capelli ribelli.

Le tre rappresentazioni nel teatro di 600 posti sono già esaurite. La censura si accontenta della nostra assicurazione a voce che rispetteremo le imposizioni. Se ne vanno. La tensione cresce. Il debutto.

Il pubblico di Teheran ci ripaga con un calore, una vicinanza, una partecipazione che non avremmo neppure potuto ipotizzare. Si instaura una complicità e un dialogo fra il palco e la sala gremita che supera qualsiasi aspettativa. Il pubblico ha una doppia lettura dei nostri gesti e coglie i nostri tentativi per risolvere i problemi legati alla censura. Sanno e godono di questo gioco nel gioco.

Nella cerimonia di chiusura del festival riceviamo il Grand-Prix del pubblico. Un regalo inaspettato, una grande gioia, la speranza di poter tornare.

O abitanti delle dimore della Castità!

Non ho bevuto alcol. E’ vietato. Non mi è mancato. Pare che comunque la gente di nascosto, in casa, produca birra. Gli iraniani organizzano feste private, cene, incontri in casa per ovviare a svaghi occidentali che dalla rivoluzione islamica sono stati negati. In queste occasioni fra le quattro pareti domestiche i veli si sciolgono, si balla, ci si diverte e si beve, si discute, gli uomini ti danno la mano per salutarti. Quello che non deve essere mostrato in pubblico, in pubblico non viene mostrato. In privato è un’altra cosa. Il regime totalitario crea e impone leggi, la fantasia e la creatività li aggirano. La voglia di apertura e di libertà è pregnante nella capitale. E’ solo questione di tempo, di piccoli passi, di graduali vincite. Uomini e donne, vorrebbero un cambiamento indolore, senza spargimenti di sangue. Vorrebbero poter incanalare le loro giovani forze in modo costruttivo, poter compiere liberamente le loro scelte senza costrizioni mantenendo la loro identità, la loro cultura, i loro costumi.

Mi avete portato il travolgente vino rosso dell’Amore

Hafez (Poeta persiano)

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