Alessandria la bella / Alexandria die Schöne

Posted on 06/05/11 No Comments

Alessandria, la bella, fondata in Egitto, sul Mediterraneo da Alessandro Magno nel 331 avanti Cristo, Alessandria la belle, sede di una delle sette meraviglie del mondo, il faro di Alessandria, alto 134 metri, visibile a 50 km di distanza, costruito verso il 287 a.C. da Sostrato di Cnido, faro, distrutto poi da due terremoti nel 1300.

Alessandria d‘Egitto era la sua città e Demiena vi era ritornata. Nel suo quartiere, a Sidi Beshr. Lì dov‘era nata e cresciuta. Dopo tanti anni di assenza, dopo essere stata allontanata gentilmente dalla comunità era rimpatriata perché spinta da una necessità sconosciuta.

Una forza strana si era impossessata di lei, un instancabile disagio, un‘irrefrenabile inquietudine, un‘impossibilità a restare più di un giorno nello stesso luogo. Un senso di soffocamento che la assaliva, improvviso, anche in luoghi aperti e in piena luce. Finché si era resa conto che quell‘ansia, quella tensione venivano da dentro e che se non le risolveva a nulla sarebbe valso peregrinare da un luogo all‘altro.

Alessandria la bella, sede della Grande Biblioteca, istituita all’inizio del III secolo a.C. si suppone che contenesse oltre 500.000 testi. Secondo la leggenda, ogni vascello che entrava nella rada della città doveva consegnare tutti i manoscritti in suo possesso per essere copiati. Era la più grande biblioteca del mondo antico e attirava i migliori studiosi.

La Biblioteca faceva parte del Museion, „Dimora delle Muse“ istituzione che precedeva le successive università. Quando la Grande Biblioteca scomparve, probabilmente in un grande incendio, i documenti e il sapere in essi contenuti andarono in gran parte persi.

Tutto era iniziato con il crollo del suo matrimonio, quel matrimonio che aveva determinato il crollo della sua appartenenza alla comunità.

Perché una donna copta cristiana non può sposare un musulmano. Così le aveva urlato sua nonna mentre il tatuaggio della croce sulla sua fronte,  che denunciava apertamente il suo credo religioso, di cui andava fiera, vibrava di sdegno. Qui sono le tue radici, non puoi rinnegare la tua famiglia. Noi discendiamo direttamente dai faraoni, non dimenticarlo.

Come avrebbe potuto dimenticare quella frase di cui andava così orgogliosa fino al giorno in  cui bambina con due lire in tasca e tanta fame improvvisa era entrata in quel negozio sconosciuto che odorava di buono. Aveva visto un panino fragrante ammiccarle dal bancone, dove un uomo accigliato la osservava. Lei aveva allungato le sue due lire:

-Quel panino per cortesia.-

-Qui non c‘è pane.- aveva replicato il negoziante con burbero cipiglio dopo aver osservato con disgusto la manina che stringeva il denaro, sul cui polso spiccava il tatuaggio della croce.

-Ma quel panino…?-

-Qui non c‘è pane per una cristiana.-

E aveva sputato per terra.

Si era sentita una nullità con la paura vergognosa di aver tentato di rubare quel pane.

Era stata inspiegabilmente riconosciuta e scoperta forse dall‘odore che emanava o dal colore delle sue pupille, o dal vestitino con una macchia di terra. Forse il negoziante aveva decifrato un segno invisibile dei faraoni su di lei?

La fame era sparita e da quel giorno seppe che era diversa da altri, dai più, da quelli che erano di un‘altra religione, si chiamavano musulmani. E che c‘erano un Dio cristiano e un Dio musulmano e che questi Dei non andavano d‘accordo. Esistevano musulmani gentili, come i vicini di casa e altri conoscenti, ma altri che la osteggiavano, malgrado lei non avesse fatto nulla per meritare quell‘odio. Si era spesso ritrovata a nascondere il polso con la croce dentro la manica. Soprusi e angherie avvenivano sempre, in ogni luogo e come un boomerang si ritorcevano poi attraverso piccole vendette dei cristiani sui musulmani, dei musulmani sui cristiani.

Alessandria la bella, nel III sec. AC il grande Euclide vi fondò la Scuola Matematica, nella quale, per più di 600 anni vennero formulati i grandi sistemi geometrici della matematica greca. Dagli Elementi di Euclide, alle Coniche di Apollonio di Perga, gran parte dell’opera del geniale Archimede, la prima ipotesi eliocentrica formulata da Aristarco, i trattati astronomici di Ipparco.

La sua paura di bimba si era trasformata ben presto in ribellione, aggressività, arroganza ogni qual volta si confrontava con la sua gente o con la gente dell‘altra religione. Finché il confine invisibile posto fra le due comunità lo aveva saltato a piè pari il giorno che per ordine divino si era innamorata. E malgrado i divieti, i tentativi di dissuaderla, i ricatti lei, Demiena, copta cristiana, aveva sposato Mohamed, un musulmano, con rito civile e poi erano fuggiti dall‘Egitto. Via! Erano giovani, sfrontati, felici e avevano il loro amore che li ricambiava di ogni perdita. Avevano costruito un diga per arginare il pericolo delle intransigenze, delle regole familiari differenti, della cultura e delle religioni contrastanti. Erano egiziani e si amavano. E tanto bastava.

Ma quando una crepa si era insinuata nel loro amore, quella crepa aveva incrinato l‘indistruttibilità della diga e tutto il peso si era riversato a valle travolgendo ogni cosa.

Si era ritrovata sola, amareggiata, con una rabbia ingestibile che aveva rivolto contro sé stessa. Il mondo l‘aveva rigettata, quello cristiano, quello musulmano, quello maschile. Si era sentita come allora bambina, la manina protesa con le sue due lire, mentre il negoziante sputava per terra. Solo che ora, donna, sentiva quello sputo sul suo viso.

Cadde nell‘apatia, nell‘inedia, nell‘insonnia. Il cervello codificava pensieri inarrestabili e il flusso non si arrestava, miliardi di domande senza risposta. Quello che più desiderava in questo momento era morire. Per non sentire più il dolore, per non sentire più il vuoto, per non sentire più l‘inutilità della sua esistenza. Desiderò ardentemente di morire, con tutte le sue forze lo desiderò, ma non morì.

Cercò rifugio in una chiesa cristiana e trovò pace.

Cercò rifugio nella moschea e trovò pace.

Cercò rifugio nella natura e trovò pace.

Piccole gocce che riempirono lentamente il suo vaso crepato. Tornarono lentamente i sapori, i colori, le emozioni, la vita.

E poi quel disagio improvviso, quella mancanza di terra ferma sotto ai piedi, quell‘inquietudine che l‘assaliva e che non aveva un nome. Una bramosia che risvegliava nostalgie assopite come se le radici a lungo tenute al riparo si risvegliassero e volessero a tutti i costi far germogliare una pianta. Le radici pulsavano come se nascoste fino ad allora volessero finalmente liberarsi. Le sue radici. Gli antenati cantavano e la melodia ammaliatrice si insinuava nelle cellule. Si rese conto di saper ben poco della sua famiglia, dei suoi avi, della storia, della tradizione, da giovane non aveva tempo per queste cose da persone anziane.

Iniziò a martellare sua madre con domande al telefono, ma sua madre era restia a parlare come se altri potessero udire segreti di famiglia.

Cercò suo padre, ma lui era restio a parlare sempre di qualsiasi argomento.

Mentre la nonna non l‘aveva ancora perdonata di aver tradito le sue origini e di essere oltre che una miscredente anche una donna divorziata.

Però sapeva che l‘amava e lo sentiva nella voce che le tremava quando doveva salutarla via etere con il terrore che non l‘avrebbe rivista prima di morire.

Così il suo corpo un giorno, all‘improvviso, di sua iniziativa, senza un preavviso, si era deciso per strada a trascinarla in un agenzia di viaggi e a porla dinnanzi all‘immagine di Alessandria.

Alessandria la bella, per tutta l’antichità rimase un prestigioso centro culturale e filosofico e fu la seconda più importante metropoli dopo Roma. Per tutta l’epoca ellenistica la popolazione restò suddivisa etnicamente tra greco-macedoni, ebrei ed egiziani, con leggi e costumi differenziati. Qui venne tradotta la Bibbia in greco.

Qui la grande filosofa Ipazia scienziata, medico, matematica, musicologa, astronoma, nonché madre della scienza sperimentale riportò la fama non solo alla sua città, ma in tutta l’area mediterranea. Ottenne tali successi nelle scienze e nella filosofia da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo, e molti dei suoi uditori venivano da lontano per ascoltarla. Poteva essere considerata la terza caposcuola del neo platonismo, dopo Platone e Plotino.

Libera pensatrice, pagana venne uccisa in modo brutale da un’orda di monaci fanatici cristiani, su istigazione del vescovo Cirillo d‘Alessandria, santificato poi dalla Chiesa.

Per Demiena Il desiderio di rivedere la sua città era pari alla paura di affrontare i genitori, i parenti, la comunità, ciò che rappresentava il suo passato e poteva determinare il suo futuro.

Decise che poteva vivere questo presente ancora incerto, dargli spazio e non forzarlo subito con decisioni impellenti. Si diede tempo. Decise di tornare per il Capodanno. Forse avrebbe potuto buttare via tutto senza troppi rimpianti per far posto al nuovo.

Era arrivata ad Alessandria, a casa dei suoi, senza preavviso. Li aveva sorpresi in modo che la mente non potesse distruggere le emozioni e così il cuore aveva parlato per primo e gli abbracci e le lacrime e i lamenti erano echeggiati anche in Alessandria la bella, che fremeva come una danzatrice del ventre per il ritorno della sua figliola prodiga.

Quando era riuscita a sgattaiolare per la strada dopo le visite ad amici, parenti, conoscenti si era ritrovata con sé stessa e nel suo quartiere a tratti conosciuto, a tratti cambiato, ma l‘odore era quello della sua infanzia.

I rumori, il caos, le voci, erano identiche. Dentro si sentiva tornata a casa, ma fuori si sentiva ancora una straniera. E i piedi la portarono dove volevano, vagabondarono, fra il litorale, le bancarelle, i negozi, i dedali di viuzze e senza accorgersene si ritrovò davanti al negozio in cui da bimba aveva chiesto di poter comperare del pane. Il cuore le saltò in gola, non l‘aveva subito riconosciuto poiché il negozio era cambiato. Al posto dello spaccio di alimentari si vendevano ora reliquie e oggetti religiosi, cartoline, incensi, croci, catenine.

Rimase ad osservare tutte quelle rappresentazioni della sua religione e del suo Dio e si chiese a cosa servissero. Forse ad affrancarsi attraverso riproduzioni tangibili e palpabili a qualcosa di così fragile e informe come la fede. Una minuscola Madonna la osservava, il volto pietoso e le mani protese verso di lei. Comperò quel santino e nessuno rifiutò i suoi soldi. Poi un‘ombra le si affiancò, una donna in hejab, timorosa che cercava qualcosa. I loro sguardi si incrociarono e musulmana e cristiana sorrisero complici per una memoria atavica che risaliva ad Eva. Il negoziante invece reagì in malo modo. Fece segno alla donna velata di andarsene. Demiena non sputò, ma il suo sguardo incenerì l‘uomo e sempre guardandolo regalò alla donna musulmana il santino appena comperato che ritraeva la Vergine Maria, accompagnato dalle parole „pace sia con te“.

E poi alla messa di mezzanotte ritrovò quella pace che ad un‘altra, di un‘altra religione aveva augurato. Quella pace che aveva a lungo anelato e ringraziò quelle radici che si erano risvegliate dopo un lungo inverno e l‘avevano portata lì, nella Chiesa dei Santi, fra i suoi familiari e amici, alla sua comunità, nel suo vecchio quartiere per rappacificarsi con un negoziante musulmano che l‘aveva umiliata e con un negoziante cristiano che ne aveva umiliata un‘altra di donna. L‘incenso la purificava, i canti la elevavano e lo spirito si librava dandole una sensazione di beatitudine come se il suo corpo si fosse rappacificato con la sua anima. Stava bene come da tanto non era più successo una leggerezza una fluidità una gioia infantile e sentì che sì, adesso, in quel momento, in quel luogo aveva voglia di vivere.

Fu l‘ultima immensa gigantesca divina sensazione che provò prima che la bomba esplodesse.

Primo gennaio 2011. Alessandria d‘Egitto.

Un attentato è stato perpetrato contro la minoranza copta cristiana riunita alla messa di mezzanotte per festeggiare il Capodanno. La deflagrazione è avvenuta a mezzanotte e venti minuti.  La bomba ha provocato la morte di ventuno persone innocenti sul sagrato della Chiesa dei Santi, nel quartiere popolare di Sidi Beshr. Non si conoscono i fautori della strage. Fra i numerosi feriti anche alcuni musulmani. Il sangue delle vittime ha macchiato sia la facciata della chiesa cristiana sia quella della moschea adiacente.

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