MORS RIDENS sproloquio delirante per sola morte

Posted on 01/11/13 No Comments

MORS RIDENS

SPROLOQUIO DELIRANTE PER SOLA MORTE

mors ridens foto

testo e interpretazione  PATRIZIA BARBUIANI

composizione e musica  GABRIELE MARANGONI

costumi  SETTIMA BONELLI

scenografia  WALTER MARANGONI

luci e tecnica  ANDREA COSENTINO

foto e filmmaker  PATRICK BOTTICCHIO

 „ Adamo ed Eva vivevano nel paradiso felici e contenti, erano sani e belli e immortali finché un giorno il Padre Eterno disse loro: „Dall‘albero della conoscenza non mangerete il pomo.“ Ora Eva che conosceva solo il pomo d‘Adamo si sentì ignorante e istigata dal serpente fece quello che non avrebbe mai dovuto fare: di nascosto andò nella biblioteca del Padre Eterno e aprì l‘enciclopedia Conoscere in dodici volumi alla parola pomo. E qui lesse il suo futuro e il mio. Così sono nato, espulso, gettato, colato da un peccato, un peccato originale di origini ignote. Non sono nato da un amplesso ma da un complesso di colpa, dalla polpa di una mela addentata, gustata, ingoiata, una mela avariata.“

foto P&G laterale

Lo spettacolo si prefigge di parlare della morte, di interpretare la morte come una figura goliardica, comica, che non si prende sul serio nella sua mansione di falciatrice di messe umane. Un personaggio che si umanizza per dialogare con questi esseri terrorizzati della sua particolare natura. Un monologo serrato, danzato, musicato, vaneggiato, oltraggiosamente mortale per comuni mortali. scritto appositamente con l‘intento di far ridere su un tema che alle nostre latitudini è diventato tabù. Quanto in altre culture il tema della morte sia sempre presente e affrontato come parte integrante della vita, nel mondo occidentale la morte riveste un ruolo dimenticato e da dimenticare.

Può essere argomento alle volte di programmi televisivi, ma resta inscatolato nel congegno che posso sempre spegnere se l‘argomento mi va troppo vicino. Osserviamo ogni giorno come autentici malati di voyeurismo stragi, catastrofi, delitti, la fiction è un surrogato di violenza e delinquenza sfrenata, ma resta comunque „un‘altra realtà“, tocca mondi non nostri, e ci fortifica nel circondarci di sicurezza, appetiti materiali che ci danno l‘illusione dell‘immortalità.

 

Patrizia Barbuiani a PETRUSHKA, parlando di MORS RIDENS:

Ogni azione quotidiana è un tentativo di allontanamento dal pensiero che siamo caduchi e ci si lascia sommergere da una valanga di proposte che riempiono le nostre giornate i nostri pensieri pur di non sentire che la morte è qualcosa di presente, tangibile, irrefutabile. La paura della vecchiaia, la paura del silenzio, la paura della sofferenza, la paura di perdere la sicurezza affettiva, lavorativa, finanziaria, la paura dei nuovi venuti, degli stranieri, sono il riflesso incondizionato di un istinto di sopravvivenza legato all‘uomo-animale che non vuole sopperire a nessun costo. Solo così facendo è riuscito ad affrontare un‘evoluzione che risale all‘homo sapiens, 35000 anni anni fa. Solo che nel frattempo l‘uomo si è evoluto anche a livello mentale, intellettuale, culturale, continua a porsi quesiti, a cercare possibili risposte, ma la sedentarietà e la rivoluzione industriale pare che ne abbiano lentamente atrofizzato il cervello che non si chiede più, ma si illude di sapere e di essere immortale.

Se non si evoca in nessun frangente quella parola crediamo così di eliminarla dalla nostra vita.

Abbiamo bandito dalla nostra vita i momenti riflessivi, lo stare in contatto con noi stessi, la noia, l‘essere inattivi per buttarci in una vita frenetica che non lascia spazio al dubbio, alla paura, alla riflessione. Ogni momento della nostra vita è pianificato, il futuro è un‘agenda piena, il passato è uno scrigno di oggetti, fotografie e ricordi, e il presente non esiste. Poiché la morte si fa viva solo nel presente.

Tutti gli uomini credono che tutti gli uomini siano mortali, tranne sé stessi. Edward Young

foto scheletri

Gabriele Marangoni, diplomato con il massimo dei voti in fisarmonica presso il Conservatorio Verdi di Milano sotto la guida del M.Sergio Scappini e laureato in Scienze e Tecnologie dell‘Arte all‘Università degli Studi di Torino e prossimo al completamento del Master of Advanced Studies in Contemporary Music Performance and Interpretation del Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. E‘ fondatore di PUSHKUNST, piattaforma indipendente per l‘arte contemporanea, con cui produce e realizza performance sperimentali. Collabora dal 2004 come compositore e strumentista con la Markus Zohner Theater Compagnie, e con la scrittrice e regista teatrale Patrizia Barbuiani. La sua attività artistica si divide tra la sperimentazione musicale e le musiche per teatro.Collabora con prestigiose istituzioni concertistiche e artistiche in Europa, Sud America e Asia. Crede che il suono sia un distillato della coscienza umana.

Produzione TEATROX con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino, Dicastero Giovani ed Eventi, Schweizerische Interpretengenossenschaft

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